Transformers 4 – Age of Extinction – I robot conquistano il mondo, ancora una volta!

Superando ufficialmente il miliardo di dollari d’incassi in tutto il mondo, Transformers - L’era dell’estinzione – conferma la passione del grande pubblico per i robot e la fantascienza, rendendolo l’indiscutibile campione del box-office del 2014,  confermando il franchising come uno dei più redditizi della storia del cinema.

Ma, come sempre per gli appassionati di cinema, sorge la domanda: sarà vera gloria?

C’è qualcosa di più oltre gl’incredibili effetti speciali e la tempesta sonora che investe lo spettatore, che possa rendere questi film se non memorabili, almeno da rivedere?

O forse non c’è altro da tener presente che il senso del meraviglioso che può generare l’odierna tecnologia dello spettacolo, dove nulla sembra impossibile alla computer graphics? Non a caso, il secondo incasso dell’anno è un altro notissimo franchising che mette in campo super-eroi capaci d’imprese mirabolanti: X-Men: Giorni di un futuro passato. In entrambi i film la classica sfida tra buoni e cattivi per il dominio del nostro pianeta, e la sconfitta, se non l’eliminazione della parte avversa.

Nel caso dei robot però un fattore cruciale salta subito agl’occhi: le loro dimensioni notevolmenti superiori a quella umana.Una caratteristica ancora più evidente in un’altra serie iniziata nel 2013, con gli enormi robot (chiamati Jaeger, alti quasi 80 metri) a comando umano di Pacific Rim, che non hanno però riscosso lo stesso strepitoso successo dell’atterraggio al cinema dei giocattoli dell’Hasbro.

Una tendenza nettamente in contrasto con quasi tutto quanto di meglio s’era visto fino ad ora sui grandi schermi quando si parla di robotica, un segno inequivocabile della necessità di travolgere lo spettatore con la soverchiante imponenza dello spettacolo cui sta assistendo.

Si pensi a Blade Runner (1982), Terminator (1984), Robocop (1987),  AI (2001), I Robot (2004) , tutti film dove il rapporto con le macchine, di dimensione ed aspetto umano, è carico d’inquietudine, come di fronte ad una nuova specie che voglia e possa sostituirsi al genere umano, che è poi la chiave del successo di un’altra celebre serie fantascientifica, “Il pianeta delle scimmie” (1968), di cui è attualmente in corso il remake.

E se come contro esempi si possono citare i simpatici drodi C3P0 and R2D2 di Guerre Stellari, o Robot numero 5 di Corto Circuito (1986), va rilevato che in effetti si tratta di robot meno umanoidi dei precedenti.

Il robot appare come il doppio dell’uomo, capace d’incarnarne le tendenze migliori o peggiori, a cui s’associa una potenza fisica nettamente superiore a quella umana, un simbolo a suo modo il progresso tecnologico, che è un prolungamento delle capacità umane, in grado di portare grandi benefici, come grandi danni al genere nel suo complesso.

In aggiunta, i robot cinematografici sono anche i cattivi fantasmi della coscienza umana, ben memore delle passate guerre di sterminio e conquista perpetrate da alcuni popoli contro altri,  soprattutto grazie alla superiorità tecnologica, come nel periodo coloniale e la conquista del West.

Tutto questo ovviamente si perde di fronte al gigantismo dei robot campioni d’incasso, alla sarabanda d’esplosioni e botte da orbi ipertrofiche, allo schema banale Autobot/Dinobot vs Decepticons. Quindi alla domanda “Sarà vera gloria?” noi di roboticamente non possiamo che rispondere di avere qualche dubbio al riguardo.

 

 

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