Atrias, il robot bipede dell’università dell’Oregon

ATRIAS , il robot bipede del Dynamic Robotics Laboratory dell’ Università dell’Oregon, ha fatto di recente il suo debutto in un parco pubblico americano:

I robot bipedi generalmente consumano 16 volte la quantità energetica che usa un umano per gli stessi movimenti: l’obiettivo dei ricercatori è diminuire quest’enorme gap per accrescere l’autonomia di questo genere di macchine.

Il design di ATRIAS è finalizzato all’agilità e l’efficienza. Le quattro leggerissime gambe al carbonio ammorbidisce ogni passo invece di produrre scossoni al corpo. Le gambe sono montate su molle in vetroresina che operano come sospensione ed anche mezzo di immagazzinamento di energia meccanica, per risparmiare energia ed effettuare manovre più dinamiche.

Il principio base del robot è quello, molto semplice, di una massa attaccata ad una molla, come saltella un trampolino a molla, o pogo stick.
Questo modello può sia camminare che correre in maniera simile a quella umana, cui si avvicina anche nelle dimensioni.

ATRIAS non ha motori nei piedi, ma è provvisto del minimo necessario per effettuare i movimenti delle gambe. In effetti, dato il suo disegno, per ATRIAS è più facile tenere la sua posizione saltellando sul posto piuttosto che rimanere immobile.

Il robot può essere preso a pallonate, e persino a calci, e mantenere comunque l’equilibrio, inoltre può muoversi con passi laterali. ATRIAS può anche muoversi senza quell’ingombrante asta che sporge dalla sommità, e che è usata dagli sviluppatori per raccogliere dati del movimento durante i test.

Non è la prima volta che noi di Roboticamente vediamo video di creature robotiche che saltellano, e ci siamo chiesti a volte se non si trattasse di fake. Ma il lavoro dei ricercatori dell’Oregon conferma che queste creature un bizzarre esistono, e che c’è un perchè molto importante, il risparmio energetico, dietro questo loro continuo, ossessivo saltellio.

Un’ultima curiosità:  ATRIAS è l’acronimo di “Assume The Robot Is A Sphere”: “assumi che il robot sia una sfera”. E’ un modo spiritoso di riferirsi alla semplicità del modello fisico alla base del dispositivo, ma ad un membro del nostro staff ha ricordato il famoso “Cavallo Sferico” delle lezioni di fisica, quando il professore approssimava, nello studio del moto, che il “cavallo sia una sfera”: probabilmente queste idee funzionano meglio nei laboratori di robotica che sulle lavagne universitarie!

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